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Comunicazione assertiva: il superpotere nascosto nei silenzi e nei “no”

Quando pensiamo alla comunicazione assertiva, ci immaginiamo spesso una persona che parla con calma, sicurezza e una padronanza da manuale. Eppure, c’è un aspetto sorprendente di questa abilità che raramente viene esplorato: l’assertività non si misura solo da ciò che diciamo, ma anche da ciò che scegliamo di non dire.

Sì, hai letto bene. Essere assertivi non significa solo parlare con chiarezza e rispetto, ma anche padroneggiare il potere del silenzio. Quante volte un silenzio ben posizionato ha comunicato più di mille parole? In un mondo che premia la loquacità e il multitasking, il silenzio assertivo può diventare il tuo asso nella manica. Non stiamo parlando di ignorare o chiudersi, ma di creare spazio per riflessione e rispetto reciproco.

Immagina una discussione animata. Spesso, la tentazione è di controbattere subito, come se la velocità del rispondere fosse una gara. Ma il silenzio ponderato – quello che respira e ascolta davvero – comunica qualcosa di potente: sto dando valore al tuo punto di vista e al mio bisogno di rispondere con consapevolezza.

E poi c’è il grande tabù: dire “no”. Quante volte pensiamo che rifiutare qualcosa sia una dichiarazione di guerra? In realtà, il “no” assertivo è uno degli strumenti più eleganti e sottovalutati della comunicazione. Non è un muro, ma un confine rispettoso, che dice: “Capisco il tuo bisogno, ma devo proteggere i miei limiti”.

Assertività non è solo parlare: è sapere quando non farlo.

C’è un’idea molto diffusa che rappresenta la comunicazione assertiva come una danza perfetta tra fermezza e gentilezza. Se sei troppo fermo, rischi di essere aggressivo; se sei troppo gentile, potresti sembrare passivo. Ma la realtà è molto più dinamica e, per certi versi, imperfetta.

La comunicazione assertiva non è un algoritmo che bilancia automaticamente ogni interazione. È un atto di presenza, di connessione autentica con sé stessi e con gli altri, che a volte può richiedere un’energia diversa.

A volte, essere assertivi significa essere diretti e incisivi; altre volte, significa adattarsi al momento e modulare il proprio tono per raggiungere un’intesa.

Prendiamo ad esempio le conversazioni difficili. Spesso, ci viene insegnato che per essere assertivi dobbiamo “dire tutto subito”, come se ci fosse una sorta di scadenza alla nostra autenticità. Ma in realtà, essere assertivi può significare anche attendere il momento giusto, quando sia noi che l’altro siamo più ricettivi. Non c’è niente di sbagliato nel prendersi il tempo per costruire un ponte, anziché gettarsi a capofitto in un fiume di parole.

E qui arriva la sorpresa scientifica: l’assertività non nasce solo dalla volontà o dall’abilità di espressione, ma è profondamente radicata nella regolazione emotiva. Studi di neuroscienze mostrano che la capacità di comunicare in modo chiaro e rispettoso dipende in gran parte dalla nostra capacità di gestire lo stress e le emozioni intense.

Quando siamo stressati, il nostro cervello attiva il sistema limbico – la parte responsabile delle risposte istintive come attacco o fuga. Questo può portarci a essere troppo aggressivi o a ritirarci del tutto. Ma l’assertività richiede l’attivazione della corteccia prefrontale, il centro del pensiero razionale, dove possiamo prendere decisioni ponderate e regolare le nostre risposte emotive.

Essere assertivi, quindi, non è solo questione di parole giuste, ma anche di una mente calma. Questo cambia completamente il paradigma: la comunicazione assertiva non è un’abilità isolata, ma una pratica che si intreccia con il nostro benessere emotivo.

Assertività come responsabilità collettiva

Un concetto poco esplorato riguarda l’assertività come pratica relazionale, e non solo individuale. Pensaci: siamo sempre invitati a migliorare la nostra comunicazione personale, ma raramente ci viene detto che l’assertività è un gioco di squadra.

In ogni interazione, il tono della comunicazione non dipende solo da noi. Certo, possiamo fare del nostro meglio per esprimerci con chiarezza e rispetto, ma l’ambiente – sia fisico che emotivo – gioca un ruolo cruciale. Ad esempio, uno studio di Harvard ha rivelato che le dinamiche di gruppo possono amplificare o attenuare la percezione di assertività. In un contesto in cui l’empatia è la norma, l’assertività tende a essere accolta meglio, mentre in ambienti conflittuali può sembrare un’aggressione.

Questo ci porta a un principio chiave: l’assertività non si limita all’io, ma si estende al noi. Se vogliamo davvero creare uno spazio in cui la comunicazione assertiva prosperi, dobbiamo lavorare per costruire relazioni basate sulla fiducia, sul rispetto reciproco e sulla disponibilità all’ascolto.

Una sfida da accettare oggi, non domani

Infine, la comunicazione assertiva non è mai “finita”. È un processo che evolve con le nostre esperienze, le persone che incontriamo e il modo in cui scegliamo di rispondere alle sfide. La buona notizia? Non devi aspettare di essere perfetto per iniziare. Puoi cominciare ora, anche con passi piccoli e imperfetti.

Se oggi scegli di parlare con più autenticità, di ascoltare con più intenzione o di dire quel “no” che ti pesa da troppo tempo, stai già praticando l’assertività. Ricorda: non si tratta di raggiungere un equilibrio perfetto, ma di muoversi verso una comunicazione più vera, giorno dopo giorno.

Perché in fondo, come piace a noi di Now or Never, non si tratta di essere sempre giusti, ma di essere sempre presenti.

E ORA TOCCA A TE!

Fai pratica con i nostri esercizi: il segreto per migliorare è nella costanza e nella determinazione. Non aspettare il momento perfetto – il momento è adesso, Now or Never! Mettiti in gioco con impegno e vedrai come i piccoli passi portano a grandi trasformazioni.

Pratica la tecnica del disco rotto per allenare la capacità di comunicare in modo assertivo: clicca qui per visualizzare l’esercizio.

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